29) Bergson. Memoria e conoscenza.
Per Bergson la memoria del passato  pi importante
dell'intuizione del presente e quindi percepire finisce per non
essere altro che un'occasione per ricordare.
H. Bergson, Matire et mmoire. Essai sur la relation du corps 
l'esprit, Alcan, Paris, 1896; traduzione italiana Materia e
memoria. Saggio sulla relazione del corpo allo s pirito, in H.
Bergson, Opere, 1889-1896, di F. Sossi, a cura di P. A. Rovatti,
A. Mondadori, Milano, 1986, pagina 189 (vedi manuale pagine 396-
397).

 E' giunto il momento di reintegrare la memoria nella percezione,
di correggere in tal modo l'aspetto eccessivo che le nostre
conclusioni potevano implicare, e di determinare con maggior
precisione il punto di contatto tra la coscienza e le cose, tra il
corpo e lo spirito.
Per prima cosa diciamo che se si pone la memoria, e cio una
sopravvivenza delle immagini passate, quest'ultime si mischieranno
costantemente alla nostra percezione del presente e potranno anche
sostituirvisi. Esse infatti si conservano solo per rendersi utili:
a ogni istante completano l'esperienza presente arricchendola con
quella acquisita; e siccome quest'ultima cresce incessantemente,
finir per ricoprire e sommergere l'altra. E' incontestabile che
lo sfondo di intuizione reale, e per cos dire istantanea, sul
quale si schiude la nostra percezione del mondo esterno  ben poca
cosa rispetto a tutto ci che la nostra memoria aggiunge. Proprio
perch il ricordo di intuizioni analoghe, anteriori  pi
importante dell'intuizione stessa, poich nella nostra memoria 
legato a tutta la serie degli avvenimenti che hanno fatto seguito
e pu quindi chiarire meglio la nostra decisione, esso prende il
posto dell'intuizione reale, il cui ruolo, allora - come
dimostreremo in seguito -  solo quello di richiamare il ricordo,
di fornigli un corpo, di renderlo attivo e, con ci, attuale.
Avevamo quindi ragione di dire che la coincidenza della percezione
con l'oggetto percepito esiste di diritto pi che di fatto.
Bisogna tener conto del fatto che percepire finisce per non essere
altro che un'occasione per ricordare, del fatto che, in pratica,
commisuriamo il grado di realt con il grado d'utilit, e, infine,
del fatto che abbiamo tutto l'interesse a erigere a semplici segni
del reale queste intuizioni immediate le quali coincidono in
ultima istanza, con la realt stessa.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume I, pagina 786.
